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Insalate e insalatone: che passione

L’estate è la stagione dove si possono trovare le più svariate qualità di frutta e verdura, che sono appunto specifiche di questa stagione. L’estate è anche il momento nel quale abbiamo voglia di sentirci più leggeri e anche nei piatti cerchiamo qualcosa di fresco che non ci appesantisca. Ecco perché oggi vi voglio parlare di una mia grande passione: Le insalate e le insalatone!

Con pochi ingredienti potremmo sbizzarrirci nel preparare deliziosi pranzetti e cenette gustose, piatti leggeri e ricchi di sapore, senza dover ricorrere all’uso dei fornelli!

Vi presento qui di seguito due classici delle insalate   le mie due ricette preferite) così quando le gusterete penserete a Letizia,  ma ricordate che la creatività è benvenuta!

Insalata di pollo di letta Fiore

Per preparare la classica insalata di pollo, avrete bisogno di pochi e semplici ingredienti: un pollo intero, il succo di un limone, una costa di sedano, due pomodori, due carote, un pezzo di formaggio, scegliete quello che preferite meglio se stagionato così darà un sapore deciso all’insalata, quattro cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale, pepe e qualsiasi altra spezia di vostro gradimento. In realtà il bello di preparare un’insalata è proprio il fatto che possiamo aggiungere gli ingredienti che più ci piacciono.

Il mio tocco personale prevede:  l’aggiunta di avocado, di gamberetti, di wurstel o prosciutto a dadini, noci, crostini di pane.

Per quanto riguarda la preparazione, una volta pulito il pollo, (potete anche acquistarlo già pulito, come faccio io che sono una pigrora), procedete cuocendolo in acqua salata fintanto che non risulterà tenero, potrete testarlo con una forchetta, in generale venti minuti sono sufficienti.

Dopo averlo lasciato raffreddare, togliete la pelle e procedete affettandolo a dadini o a strisce, come più vi piace. A questo punto mescolatelo con il succo di limone, l’olio, sale e pepe e lasciatelo insaporire per dieci minuti. Unite poi il resto degli ingredienti ed speziate a piacere con origano, basilico, semi di sesamo, o qualsiasi altra erba aromatica che vi piaccia.

 

Insalata di riso come piace a Letizia

E’ un classico estivo, adatto ai pic-nic all’aria aperta e anche pratico da portare in spiaggia. La ricetta classica che, ovviamente nelle sue numerose varianti, avrete già provato una volta nella vita.

Contrariamente alla maggior parte di insalate, per quella di riso è meglio ridurre gli ingredienti ad un massimo di cinque, stando attenti che i sapori degli stessi siano affini.

Gli ingredienti della ricetta classica sono riso, un pezzo di formaggio fontina, circa un quarto di chilo, la stessa quantità di prosciutto cotto tagliato grosso, un peperone giallo, due pomodori, un vasetto di olive snocciolate, vi suggeriamo quelle nere greche, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Fate attenzione al tipo di riso, optate per un tipo di riso che sopporti bene la cottura, ottimo l’Arborio o il riso Parabolied. Per un tocco esotico alla Letizia, a volte scelgo anche il riso nero o Venere, o il basmati, dalla tipica essenza di sandalo.

L’importante è che stiate attenti alla cottura, meglio lasciarlo al dente e, una volta scolato, passarlo sotto l’acqua fredda.

A questo punto, in una terrina, aggiungere e mescolare per bene tutti ingredienti, condite con l’olio, sale e pepe, coprite il contenitore e lasciate riposare in frigo per circa un’ora prima di servire.

 

 

Gli uomini al supermercato

Oggi vorrei parlarvi di un animale molto particolare, che probabilmente alcune volte anche voi avete visto andando al supermercato: l’uomo!

Per uomo intendo maschio naturalmente, e non specie umana in generale, perchè come tutte le donne ben sanno, gli uomini e le donne non appartengono di certo alla stessa specie.

Ma entriamo direttamente nel merito della faccenda. Esistono inequivocabilmente due razze diverse di uomo al supermercato, ambedue appartenenti alla stessa specie, ma completamente diverse tra di loro come un alano e un chihuahua.

Iniziamo con il primo tipo: l’organizzato!

Questo particolare uomo al supermercato, è anche definito Uomo DA Supermercato! Esso infatti arriva alla porta automatica del negozio già organizzatissimo. Aria disinvolta, camicia stirata, afferra il carrello, sfodera il cellulare ultima generazione e inizia a consultare l’app appositamente studiata per la lista della spesa organizzata.

L’uomo da supermercato infatti ha stabilito tutto per tempo, scaricato l’applicazione perfetta sul suo smartphone (dopo averne analizzate almeno una quindicina con la massima attenzione). La lista della spesa è fatta quindi con la massima cura e attenzione, pensando per prima cosa all’alimentazione, al vivere sano e ai nutrienti necessari, poi ai prodotti perfetti per l’igiene e la manutenzione della casa e solo in ultima istanza  al prezzo.

L’uomo da supermercato si aggira sicuro per le corsie, con aria serena, prende la confezione che gli interessa, analizza con attenzione data di scadenza, calorie, eventuali ingredienti che possono causare allergie. Se il prodotto non corrisponde alle sue aspettative e ai suoi canoni standard minimi, lo ripone perfettamente in ordine nel ripiano da cui lo aveva preso e passa al successivo, con lo stesso grado di attenzione. L’uomo da supermercato conosce esattamente l’ubicazione di tutti i prodotti. Sorride amabilmente alle commesse, alle mamme in fila per gli affettati, scambia qualche parola amabile con l’addetto alla pesa di frutta e verdura e con aria soddisfatta arriva alla cassa (se ci sono le casse automatiche tipo quelle dell’ipercoop, usa naturalmente quelle!).

Al momento di organizzare le buste della spesa divide alimentari e detersivi, carne e affettati, il pane naturalmente in una busta a parte. Paga rigorosamente con la sua carta di credito e esce nel parcheggio, dove finalmente si accende una sigaretta completamente appagato.

Il secondo tipo: l’uomo “io al supermercato?”

Il secondo tipo di uomo è ben differente dal primo e per questo viene anche chiamato l’uomo “io al supermercato?”.

Si tratta di una razza d’uomo naturalmente refrattaria ai lavori domestici. Solitamente, nella vita, si accompagnano a madri, mogli e compagne affette da enorme pazienza e sindrome da crocerossina. Sanno che il supermercato esiste solo perchè ne hanno sentito parlare durante la pubblicità tra il primo e il secondo tempo di Milan-Inter ma non ne hanno una reale idea. Pensano che il frigorifero si riempia miracolosamente di notte, o meglio al mattino, quando loro sono al lavoro, per mezzo probabilmente di qualche simpatico folletto che provvede alla loro alimentazione.

Di solito l’uomo “io al supermercato?” arriva ad entrare in un supermercato solo per una ragione: la sua adorata mamma, moglie o compagna è ammalata!

La santa donna, si è alzata dal letto, con 41 di febbre e ha tentato di vestirsi e salire in macchina per provvedere al sostentamento della famiglia, ma quando è praticamente svenuta sul portone di casa ha capito che proprio non ce la poteva fare e ha dovuto suo malgrado chiedere aiuto al suo adorato compagno.

L’uomo “io al supermercato?” è un uomo di buon cuore, e quindi baldanzoso ha deciso che poteva occuparsene lui! Non c’è problema!

Lei allora, stesa a letto tra brividi e convulsioni gli detta la lista della spesa. L’uomo “io al supermercato?” scarabocchia qualche riga incomprensibile sul primo foglio di carta che riesce a recuperare in casa, la penna non scrive e quindi decide di ricordarsi tutto a memoria, non è difficile, l’uomo “io al supermercato?” è dotato di memoria prodigiosa. Così come si trova, cioè infradito, pantaloni della tuta e maglietta stropicciata da divano, entra baldanzoso al supermercato.

Inizia a raccattare tutto quello che attira la sua attenzione dagli scaffali, di solito si tratta di dolci, liquori, scatolette di tonno e sottaceti… Quando ha le mani e le braccia completamente piene si rende conto che poteva usare un carrello come fanno tutte le altre persone, quindi appoggia tutto quello che ha preso nel primo cestone per le offere disponibile ed esce nel parcheggio a prendere un carrello, ma quando ritorna nel supermercato non ricorda dove ha lasciato le sue cose e ricomincia da capo.

Riempie il carrello fino all’orlo, ma poi arriva al reparto accessori auto e abbandona il carrello per visionare arbre magique colorati, bussole auto utilissime e prodotti per lucidare a specchio il cruscotto. Dopo qualche minuto riprende il cammino tra le corsie, ma dimentica il carrello.

Arriva quindi agli scaffali della birra. Prende una confezione da 6 di Moretti, meglio 2 va’!

Si dirige alla cassa con aria tronfia, saluta cordialmente la cassiera con fare esperto come se “io al supermercato ci vengo sempre” paga con le banconote sgualcite che ha messo in tasca prima di uscire perchè il portafoglio nei pantaloni della tuta gli dava fastidio e torna a casa soddisfatto.

 

L’albero della discordia!

Siamo in primavera e come tutti gli anni mi sto preparando alla guerra con i miei vicini di casa!

Partiamo dal principio: vivo in una casetta di periferia, con un piccolo giardino. L’ho comprata qualche anno fa e quando l’ho comprata non avevo un grandissimo budget di spesa, per cui il fatto che avesse un piccolo giardino e un albero da frutta mi è sembrato un segno del destino! Era tutto quello che volevo!

L’albero della discordia era quindi qui già prima di me, e a quanto pare (ma questo l’ho saputo solo dopo essermi trasferita) era già da tempo un albero della discordia!

Come potete vedere dalla foto, non stiamo parlando di una quercia secolare, ma di un semplice albicocco, piantato a una certa distanza tra la recinzione di confine.

Il problema nasce quando l’albero inizia a produrre i suoi frutti. Il mio vicino di casa va completamente fuori di testa!

Il primo anno in cui mi sono trasferita qui, durante il periodo di produzione di albicocche ero tutta felice, e quando trovavo il mio vicino nel suo giardino chiacchieravo amabilmente con lui lodando il bio bellissimo albero e la sua piena e abbondante produzione! Gli ho persino regalado dei frutti e un paio di vasetti di marmellata fatti in casa con le mie manine sante a fine stagione!

Se non che, un giorno, rientrando in casa fuori orario, mi accorgo guardando dalla finestra, che il mio “simpatico” vicino sta spruzzando del diserbante sporgendosi dalla recinzione, nel mio giardino, sul mio albero!

Mi vanto di essere una persona molto equilibrata, e non mi piace litigare con nessuno, nel mio buon animo, per un momento, ho addirittura pensato che avesse visto dei parassiti e che si stesse prendendo la briga di aiutarmi!

Invece no, proprio di diserbante si trattava! Quando mi sono “leggermente incavolata” chiedendo spiegazioni mi ha risposto che alcuni rami sporgevano dal suo lato e che gli sporcavano il giardino.

Ok, dico, bastava dirlo! Mi incarto di raccogliere i frutti caduti, che poi non erano più di 4/5 e di provvedere alla potatura.

Informandomi meglio sulla potatura dell’albero di albicocco mi rendo però conto che non eravamo nel periodo adatto, e quindi, armandomi di santa pazienza (perchè ormai il mio vicino non mi risultava già più così amabile e gentile) chiedo al simpatico personaggio di avere pazienza fino a quando non sia il momento giusto per provvedere alla potatura senza danneggiare l’albero.

Non vi dico la scenata! Che lui erano anni che raccoglieva le albicocche cadute da quell’albero, che lo dovevo abbattere, che la gente è tremendamente maleducata, quella è casa sua e io stavo invadendo la sua proprietà… e naturalmente il tutto condito con una buona dose di parolacce e bestemmie.

Tanto che la mattina seguente, con l’aiuto di un buon amico di famiglia, taglio i rami che sporgono dal suo lato … e che non se ne parli più.

Ora penserete che tutto sia stato risolto. E invece no! Perchè “il simpaticone” l’anno seguente nel momento della fioritura, si è messo a questionare che l’odore dei fiori gli dava fastidio! E che il vento ne portava alcuni dalla sua parte!

Il problema è che secondo l’articolo 892 del Codice civile, la distanza minima di un albero da frutto rispetto al confine con il vicino è di 3 metri. Se considerate le reali dimensioni del mio misero giardino vi renderete conto che 3 metri sono proprio uno sproposito, per cui se anche quest’anno il mio adorato vicino si inventerà qualche cosa, sarò costretta a tagliare il povero albero!

Ma dico io, la gente non ha proprio niente di meglio da fare al mondo?

Lo sport: gioie e dolori

Oggi mi sono svegliata con il pensiero fisso che i giorni, i mesi e soprattutto gli anni passano velocemente e che purtroppo giovani non si ritorna più.

Sono sempre stata una persona piuttosto pigra, ed in effetti con il passare del tempo la mia pigrizia genetica è molto peggiorata!

Ho quindi deciso che da oggi si cambia registro. Farò di me stessa un organismo geneticamente modificato ed instaurerò un programma di attività fisica costante!

E’ in effetti la costanza proprio il mio problema, perchè in effetti lo sport mi piace, soprattutto gli sport d’acqua. Amo nuotare, sia al mare che in piscina e mi piacciono anche tutti quegli sport “moderni” che prevedono ci sia dell’acqua in mezzo. Il mio problema non è quindi il farsi piacere lo sport, ma il fatto di essere costante.

Ammiro immensamente tutte quelle persone che hanno la costanza e perseveranza infinita per andare ogni santo giorno della loro vita in palestra. Ancora di più quelli che si alzano volontariamente all’alba e senza aver pagato una cuota mensile, vanno a corre.

La mia idea di costanza nello sport fino a questo momento era di fare un’oretta di nuoto costantemente una volta ogni sei mesi!

In effetti, ho quindi riflettuto, non si tratta di un problema di costanza, bensì di un problema di frequenza! I medici e gli allenatori sportivi dovrebbero essere quindi più chiari e quando dicono che bisogna essere costanti nello praticare sport, dovrebbero aggiungere che è anche importante essere frequenti!

Naturalmente sto scherzando… non vorrei mai che qualcuno mi prendesse per una tontotona (come in effetti sono).

Ma veniamo al dunque su come ho deciso di impostare la mia nuova vita.

Preso atto di quanto riporta il sito ufficiale del Ministro della Salute: “In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario.” ho formalmente e inequivocabilmente deciso di uscire per sempre da quel 30% di pigroni e di rientrare tra i super attivi.

Ho preso quindi la mia borsa, il mio costume, la cuffia, gli occhiali e l’accappatoio e sono andata alla piscina comunale e… per non farmi prendere dai ripensamenti, ho pagato un abbonamento semestrale per il nuoto libero!

!Un piccolo passo per l’uomo, un grande lasso per Letizia!

Mi sono tuffata in piscina nella piena consapevolezza di essere molto arrugginita. Ho fatto con fatica trenta vasche e probabilmente domani mattina non riuscirò ad alzarmi per via dell’acido lattico prodotto dai miei poveri muscoli, ma mi sento molto felice. Ho già fatto un super programma con ben 3 allenamenti a settimana, incrementando un po’ alla volta il numero di vasche che andrò a fare. Un  po’ alla volta tornerò, come una volta, a alle cento vasche, ne sono sicura!

Si, lo voglio…

Non c’è dubbio, stiamo parlando del “si lo voglio” che è proprio quello che tutte le ragazze desiderano!

Si suppone che il desiderio di matrimonio sia insito nella genetica femminile, perchè non mi è ancora capitato di trovarmi nella situazione di parlare con qualche donna che almeno una volta nella vita non abbia provato l’impulso irrefrenabile di desiderare e immaginare il giorno del proprio matrimonio.

Facendo un’analisi personale, ritengo che il desiderio abbia in origine psicologica reale.

Ci sono delle cose che una donna desidera sempre, ad ogni età:

Un bellissimo vestito

Essere al centro dell’attenzione

Un uomo che la ama incondizionatamente

Attenzione,  pur correndo il rischio di risultare troppo materiale, ho messo i tre punti nel loro reale ordine di importanza.

Ecco quindi spiegato perchè ogni donna desidera più di ogni altra cosa al mondo il matrimonio. E naturalmente, come tutte le donne sposate, o ex sposate sanno,  siamo perfettamente in grado di evitare ogni pensiero di quello che realmente comporta il giorno dopo. Un vero e proprio “the day after”!

Calzini da raccogliere in giro per la casa, una montagna di roba da stirare, basta soap opera sul divano con un enorme gelato in mano, partita la domenica, suocera sempre tra i piedi… non voglio certo dire che non ci sono anche i lati positivi, ma davvero avevamo valutato bene i pro e i contro prima del grande passo?

 

Odio scegliere gli elettrodomestici!

Non so se vi è mai capitato di dover scegliere un nuovo elettrodomestico.

Ecco il fatto: dopo mille anni di attività e merito il mio ferro da stiro (ereditato da mamma Ada, mia suocera) è definitivamente deceduto. Pace all’anima sua!

Ho provato a rianimarlo portandolo in un “apposito ospedale” per ferri da stiro, ma il tecnico/dottore mi ha guardato con un sorriso beffardo e mi ha detto “Signora, non vale proprio la pena aggiustarlo, se ne compri uno nuovo!”.

Comprarne uno nuovo? Ma siete mani entrati in un reparto di ferri da stiro in un fornitissimo negozio di elettrodomestici? Praticamente si apre un universo parallelo! Un mondo a se’ stante, dove vieni assorbita e e inghiottita dal commesso di turno che ti fagocita addosso tutte le informazioni più disparate del caso: piastra in acciaio, acqua spruzzata, evaporata, del rubinetto, cavo rientrante, a molla estendibile. Asse da stiro con piano aspirante, riscaldato e massaggiante. Caldaia interna esterna. Temperatura e spegnimento automatica….

Ragazze, sono andata completamente nel pallone! Alla fine, dopo tutte quelle informazioni ho preso il coraggio a due mani e ho comprato uno splendido ferro da stiro di Minnie da regalare a mia nipote. 

Per me proprio non ce l’ho fatta a scegliere, ho deciso di prendermi un paio di giorni sabbatici dalla scelta del ferro da stiro nuovo! Nel frattempo lascio che la roba da stirare si accumuli…

Quando la biancheria da stirare minacciava di inghiottirmi, ho ripreso coraggio e ho cominciato a sfruttare le mie super capacità di ricerca in internet (per lo meno non avevo il commesso a mettermi fretta!) e ho trovato centomila siti di recensioni. Per lo più in inglese, tipo www.housetoolsreviewer.com che ti danno tutti i consigli del caso, dove donne e incredibilmente anche uomini, sorridenti e ben disposti provano al tuo posto l’ultimo ferro da stiro uscito in commercio, ti dicono se è carino, quanto pesa, se stira bene, ogni quanto ha bisogno di bere e chi più ne ha e più ne metta. Naturalmente ci sono circa duecentocinquantamila milioni di modelli tra cui scegliere, e nemmeno uno di questi stira da solo!

Quando ormai ero nuovamente nel pallone, ecco apparire un angelo alla mia porta! La Madonna dello stiro, la Aretha Franklin delle assi da stiro… mia suocera Ada! E con un pacco in mano!

Tutta sorridente mi dice che ha saputo del recente decesso e delle mie difficoltà nel nuovo approvvigionamento (evidentemente il suo adorato figliolo, nonché mia dolce metà, ha fatto la spia!). Mi porge il pacchetto tutta tronfia. Lo scarto e come per magia ecco apparire il mio nuovo amore! Un ferro da stiro bellissimo, semplicissimo, acqua del rubinetto, carica continua, spegnimento automatico in caso me lo dimentichi acceso, leggero, funzionale.

Tutta questa storia, ragazze mie, ha una morale:

“Prima di sposarvi, scegliete si il marito giusto, ma anche e soprattutto la suocera giusta!” Grazie mamma Ada! Ti adoro!

 

 

Emancipazione femminile, una difficile storia, ieri come oggi

Secondo il dizionario della lingua italiana l’emancipazione femminile è la liberazione definitiva della donna dalla condizione d’inferiorità nei confronti dell’uomo, sia sul piano sociale sia giuridico sia sessuale.

L’argomento del mio blog è oggi proprio incentrato su questo tema, perchè mentre tornavo a casa dal lavoro riflettevo sul fatto che un mio collega, che per motivi di riservatezza chiamerò solo SI (stronzo ignorante!)  lavora meno di me e guadagna molto di più. Non voglio soffermarmi sul caso specifico di SI. Quindi tornata a casa o preso il mio fantastico PC e mi sono messa alla ricerca in rete delle informazioni che riguardano l’emancipazione femminile!

Ho pensato che sarebbe stato carino condividere le informazioni con tutte voi!

Emancipazione femminile accenni di storia.

Pensate, care amiche, che in passato la donna era un accessorio del capofamiglia, prima il padre e poi per il marito.

Addirittura nel Codice di Famiglia del 1865, le donne non avevano alcun il diritto sui figli legittimi, tanto meno la tutela, non erano ammesse ai pubblici uffici e non potevano neanche gestire i propri guadagni, perché questo spettava esclusivamente al marito.

Anche sul fronte dell’istruzione, fu permesso alle donne soltanto nel 1874 l’accesso ai licei e alle università, anche se in realtà continuarono a essere respinte le iscrizioni femminili.

E coraggiosamente, solo ventisei anni dopo, cioè nel 1900, sono comunque iscritte all’università in Italia 250 donne, 287 ai licei, 267 alle scuole di magistero superiore, 1178 ai ginnasi e quasi 10.000 alle scuole professionali e commerciali, e ben quattordici anni dopo le iscritte agli istituti d’istruzione media saranno circa 100.000. Delle vere eroine a mio modesto parere!

Fortunatamente, nel fine ‘800, una donna volle cambiare le cose, questa donna era Anna Kuliscioff, d’origine russa, che decise nel 1888 di fondare la prima Lega femminista milanese, in seguito, nel 1892, con la nascita a Genova del Partito dei Lavoratori, assunse per di più un ruolo determinante per il movimento delle donne.

Con la Prima Guerra Mondiale i posti di lavoro persi dagli uomini richiamati al fronte furono occupati dalle donne, nei campi, ma soprattutto nelle fabbriche, e le circolari ministeriali permisero, infatti, l’uso di manodopera femminile fino all’80% del personale nell’industria meccanica e in quella bellica, da cui le donne erano state escluse con la legge del 1902, però con la fine della guerra, le donne, furono accusate di rubare lavoro ai reduci, e di conseguenza persero questi posti di lavoro. Tipica mentalità maschilista: “usiamo le donne fin che noi giochiamo ai soldatini, ma appena torniamo a casa le consideriamo delle ladre di posti di lavoro”.

La donna lavorava undici ore il giorno, sei giorni su sette, con una media di sessantacinque ore settimanali e guadagnava 1.000 lire l’anno.

Solo l’1 febbraio del 1945, su proposta di Togliatti e De Gasperi fu finalmente concesso il voto alle donne.

Si prendeva atto che la Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma in realtà restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti durante il periodo precedente, in particolare quelle contenute nel Codice di Famiglia e il Codice Penale.

Per un soffio l’indissolubilità del matrimonio non fu iscritta nella Costituzione stessa, grazie all’emendamento di un deputato saragattiano.

Nel 1959 uscì il libro di Gabriella Parca  “Le italiane si confessano” suscitando un vero scandalo, infatti, per la prima volta donne di ogni strato sociale confessavano i loro rapporti con l’altro sesso, e tutti i ricatti subiti, le continue prevaricazioni, ma anche e soprattutto i diffusi pregiudizi sulle donne.

Scrisse Zavattini nella prefazione al libro: “L’Italia è ancora un grande harem“.

L’emancipazione comunque, faticosamente andava avanti, a piccoli passi, spesso molto difficoltosi, e nel 1951 è nominata la prima donna in un governo, la democristiana Angela Cingolani, sottosegretaria all’Industria e al Commercio.

Nel 1958 è approvata la legge Merlin, che abolisce lo sfruttamento statale della prostituzione e la minorazione dei diritti delle prostitute, e nel 1959 nasce il Corpo di polizia femminile, con compiti sulle donne e i minori.

E solo nel 1961 sono aperte alle donne la carriera nel corpo diplomatico e in magistratura.

Ma è solo alla fine degli anni ‘60, che sulla spinta degli avvenimenti europei e mondiali ormai, nascono i primi gruppi femministi da donne che si staccano dal movimento studentesco nel quale erano emarginate e sfruttate dai loro compagni maschi.

All’inizio del 1970, nell’ambito di un seminario organizzato dal Partito Radicale, nasce il Movimento di liberazione della donna (MDL), il quale, contrariamente ai suoi omologhi all’estero, ammette fra i suoi aderenti anche uomini.

E il documento costitutivo si propone di informare tutti i ragazzi e ragazze sui mezzi anticoncezionali andare nelle scuole e soprattutto ottenere la loro distribuzione gratuita, liberalizzare e legalizzare l’aborto, eliminare nelle scuole i programmi differenziati fra i sessi come ad esempio, educazione domestica e educazione tecnica, e i mezzi per raggiungere tali obiettivi sono anche le azioni di disobbedienza civile, tutto per la causa di emancipazione.

Ricordiamo ancora che nel 1970, venne emanata la legge Fortuna-Baslini che consente il divorzio, nel 1974, venne fatto il referendum abrogativo legge sul divorzio, ma vinse il NO.

E poi ancora, 1977, leggi di tutela (parità salariale sul lavoro e congedo parentale esteso agli uomini), 1978, approvazione legge 194, sull’interruzione di gravidanza, 1981, abolizione matrimonio riparatore/delitto d’onore

E queste fin dall’inizio erano anche le rivendicazioni delle “suffragette” dell’Ottocento, chiamate “prima ondata” del movimento femminista, a cui ne sono seguite almeno altre due, la seconda ondata è il femminismo della liberazione degli anni ’70.

La terza sarebbe il femminismo attuale.

E com’è l’emancipazione femminile al giorno d’oggi?

Oggi, purtroppo, le pari opportunità sul luogo di lavoro rimane ancora un sogno per le donne italiane, che sono tra le più discriminate nel mondo.

La nostra nazione, infatti, si colloca al quarantacinquesimo posto della classifica generale, praticamente all’ultimo posto tra i paesi più industrializzati, ed è superata, pensate, anche da paesi come Zimbabwe e Thailandia, senza parlare del divario con i paesi scandinavi, primi in classifica, è abissale.

L’Italia si colloca al quarantottesimo posto per presenze femminili al potere e quarantunesimo per accesso all’educazione.

L’unico punto di forza rimane la tutela della salute e della maternità: in questo caso, l’Italia si colloca all’undicesimo posto.

Spesso le donne in posizioni imprenditoriali devono fare una difficile scelta tra famiglia e carriera. Negli USA, ad esempio, il 49% delle donne con posizioni ai vertici non ha figli, contro il 19% dei loro colleghi maschi.

Quindi affrontare la questione dell’emancipazione femminile appare, ancora al giorno d’oggi, quasi un controsenso.